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Come integrare sito, social e scheda Google in un funnel unico

Quasi tutte le PMI hanno sito, pagine social e scheda Google. Quasi nessuna li ha collegati, e così ogni canale riparte da zero con la stessa persona.

La stessa persona vi incontra più volte prima di scrivervi: vede un contenuto su Instagram, qualche settimana dopo cerca su Google e trova la scheda, poi apre il sito. Se i tre passaggi non si parlano, ogni volta ricomincia da capo, e voi pagate tre volte per la stessa attenzione.

Un solo punto di arrivo

Ogni canale ha un compito diverso, ma la destinazione deve essere una. I social fanno scoprire, Google intercetta chi sta già cercando, il sito trasforma l'interesse in richiesta. Il sito è la destinazione: è l'unico posto che controllate del tutto.

Questo significa che link nella bio, link sulla scheda Google e link nei post devono portare alla pagina giusta per il motivo per cui la persona clicca. Non tutti alla homepage.

Coerenza: la parte più noiosa e più redditizia

Nome, indirizzo, telefono, orari e descrizione devono essere identici ovunque. È un lavoro di mezza giornata che agisce su due fronti: le persone si fidano di più, e i motori di ricerca collegano con più sicurezza le vostre presenze alla stessa azienda.

Vale anche per le immagini. Se la copertina Facebook mostra un'attività e le foto della scheda Google un'altra, chi vi sta valutando registra un'incoerenza che non sa spiegarsi.

Il percorso, per come avviene davvero

  1. Scoperta sui social: contenuti che mostrano il lavoro. Obiettivo: essere riconoscibili dopo.
  2. Verifica su Google: la scheda con recensioni recenti e foto vere conferma che esistete e lavorate.
  3. Approfondimento sul sito: prove, prezzi indicativi, tempi, risposte alle obiezioni.
  4. Contatto: form corto o WhatsApp, a seconda di dove sta la persona e di che fretta ha.
  5. Ritorno: chi non ha scritto subito viene ripreso con remarketing, se il consenso lo permette.

Il collo di bottiglia è quasi sempre la risposta. Le aziende che rispondono entro un'ora chiudono molto più di quelle che rispondono il giorno dopo, a parita di tutto il resto. Prima di investire in nuovi canali, vale la pena misurare quanto ci mettete a rispondere: è il miglioramento più economico disponibile.

Collegare la misurazione

Senza sapere da dove arrivano i contatti, ogni decisione sul budget è una scommessa. Tre accorgimenti bastano:

Dopo tre mesi quel registro dice cose che nessuna piattaforma sa dirvi, perché include anche le telefonate e il passaparola, che nelle PMI locali pesano più di quanto qualsiasi strumento riesca a misurare.

Cosa cambia quando i canali si parlano

Non arriva più traffico: arriva lo stesso traffico che si perde meno volte per strada. Nella pratica si vede in tre modi: più richieste a parita di visite, richieste più preparate perché hanno già trovato risposte, e la capacità di dire quale canale merita più budget senza doverlo indovinare.

Domande che ci fanno sempre

Da quale canale conviene partire?

Da quello che già porta contatti, per non perderli. Poi si sistema il punto di arrivo comune, cioè il sito, e infine si collegano gli altri.

Serve un CRM?

All'inizio no. Serve un posto unico dove finiscono tutte le richieste con la data e la provenienza. Un foglio condiviso fatto bene batte un CRM che nessuno aggiorna.

Come faccio a sapere da dove arriva un contatto?

Chiedendolo e tracciandolo. Una domanda nel form, i parametri nei link che pubblicate e la disciplina di segnarlo quando arriva per telefono coprono la quasi totalità dei casi.

Scritto dal team Benhanced Aggiornato il

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