Blog Social 6 min di lettura

Instagram Business: bio, contenuti e struttura per generare contatti

Un profilo Instagram aziendale non serve a fare numeri. Serve a far dire a chi vi sta valutando: questi sanno fare il lavoro. Da li in poi conta solo quanto e corto il percorso per scrivervi.

La domanda che ci fanno più spesso su Instagram e quanti follower servano. È la domanda sbagliata. Per un'azienda che vende a clienti locali o professionali, il profilo ha un compito diverso dal fare pubblico: è il posto dove qualcuno che vi sta valutando va a controllare se sapete fare il vostro lavoro.

La bio ha 150 caratteri e un compito

Deve dire cosa fate, per chi, e dove. Non deve ispirare. Chi la legge sta decidendo in tre secondi se siete pertinenti, e le frasi motivazionali gli tolgono le informazioni che sta cercando.

Il link è l'unico passaggio diretto verso una conversazione. Se punta alla homepage, la persona deve ricominciare a cercare. Meglio farlo puntare alla pagina che riguarda il motivo per cui vi sta guardando, o direttamente a una chat WhatsApp con un messaggio già scritto.

Il profilo in evidenza fa da menu

Le storie in evidenza sono la parte più sottovalutata del profilo, perché restano e vengono aperte da chi sta valutando. Quattro o cinque bastano, con un compito ciascuna:

Contenuti: mostrare il lavoro, non commentarlo

Il contenuto che funziona per un'azienda è quasi sempre lo stesso: il lavoro mentre viene fatto. Non serve una produzione video, serve accesso. Un telefono in mano a chi sta lavorando produce più materiale utile di una giornata di riprese ogni sei mesi.

Tre categorie coprono la quasi totalità dei casi. Il lavoro finito, con il problema di partenza dichiarato. Il dietro le quinte, che è la prova che quel lavoro lo fate voi. Le risposte alle domande ricorrenti, che sono contenuto utile e insieme un filtro commerciale.

Il problema vero non è pubblicare, e raccogliere. Nella maggior parte delle PMI il materiale esiste e si perde: resta sui telefoni delle persone. Un gruppo condiviso dove chi lavora butta dentro foto e video, senza doverli scegliere, risolve il novanta per cento del problema editoriale.

Dal profilo al contatto: accorciare il percorso

Ogni passaggio in più fra il contenuto e la conversazione perde persone. I percorsi che funzionano sono corti e dichiarati: il pulsante di contatto impostato su WhatsApp, il link della bio che porta dove serve, e nei contenuti l'invito esplicito a scrivere in privato per chiedere.

Vale la pena rispondere ai messaggi diretti con lo stesso impegno con cui si risponde al telefono. Sono richieste commerciali a tutti gli effetti, arrivano spesso fuori orario, e chi le lascia in sospeso per due giorni le perde.

Cosa guardare, una volta al mese

Non i like. Tre numeri: quante persone hanno aperto il profilo dopo aver visto un contenuto, quante hanno toccato il link, quanti messaggi diretti sono arrivati. Sono le uniche metriche che stanno sulla strada fra Instagram e una richiesta reale.

Se le visualizzazioni salgono e queste tre non si muovono, state facendo intrattenimento. Può andare bene, ma va saputo, perché il tempo che costa è lo stesso.

Domande che ci fanno sempre

Quanti follower servono?

Per un'azienda B2B locale, pochi e giusti. Duecento persone del vostro settore valgono più di cinquemila raccolte a caso: le seconde non compreranno mai e abbassano la resa di ogni contenuto.

Meglio Reel o foto?

I Reel portano più persone nuove, le foto convertono meglio chi vi sta già valutando. Servono entrambi, ma se dovete scegliere per mancanza di tempo, partite da ciò che mostra il lavoro fatto.

Chi dovrebbe gestirlo internamente?

Chi ha accesso al lavoro vero, non chi ha più dimestichezza con l'app. Il materiale buono nasce in cantiere, in officina o in riunione: la difficoltà e raccoglierlo, non pubblicarlo.

Scritto dal team Benhanced Aggiornato il

Continua da qui

Scrivici su WhatsApp